Non è la felicità ciò che cerco, ma un concerto dei Fast Animals and Slow Kids

Linea 77, era una sera di fine agosto del 2008 o 2009, non ricordo con precisione la data. Mi trovavo alla festa della birra di Trescore per quella che fino a ieri è rimasta l’ultima volta in cui ho percepito con chiarezza una band fondersi cosi profondamente con il suo pubblico.
Fino a ieri sera dicevo, 06 agosto 2017, giorno del concerto dei Fast Animals And Slow Kids (FASK per abbreviare) al Filagosto festival. Lo dico con sincerità, non credevo fosse più possibile una cosa del genere.

Regà, ecco come vi si vede da sotto il palco

10 Anni di attesa per assistere ad un concerto come si deve. Ooh cazzo

Per prima cosa lasciatemi spiegare cosa intendo per magia di “una band che si fonde col suo pubblico”. In pratica si tratta di un fenomeno che capita quando l’energia sprigionata da un concerto è cosi elevata che non si distingue più chi è cosa, la musica e le urla e gli applausi e chi fa casino sotto e sopra al palco diventano come un flusso di magma impossibile da arrestare. Ieri è stato cosi.

Le luci si accendono, che la deflagrazione abbia inizio!

Lo dico e posso dirlo perchè ho assistito a molti concerti belli tosti. Airbourne, Black Keys, Lenny Kravitz, Foo Fighters, The Killers, Dropkick Murphys e tanti altri. Tutti mi hanno fatto battere il cuore in qualche maniera. Ma poche volte lo scambio di energia è stato cosi dannatamente palpabile.

Andiamo per esempi. Con i The Killers ero all’arena di Verona. Il momento di fusione è stato alla fine, quando il gruppo ha suonato l’ultima canzone e da dietro è partita una pioggia di scintille accecante. E mentre saltavo  a caso sui gradoni un tizio preso dall’estasi è riuscito a correre sul palco e farsi placcare malamente da una montagna con le gambe.

Per Lenny Kravitz invece è stato quando ha fatto il giro del forum di Assago in groppa alla sua guardia del corpo, intonando l’assolo di “Stand”. Ecco cosa intendo per fusione. E’ tutto quello che ti resta addosso di un concerto.

Siete stanchi? No!? Allora spacchiamo tutto vaffanculo!

Di ieri sera i ricordi invece sono molteplici. Ad esempio è successo che ho visto per la prima volta un circle pit (nominato allegramente “momento despacito del cazzo”) ad un concerto indie-rock, dopo dieci maledetti anni di nulla assoluto e di mie affermazioni in questa forma: “ma i giovani d’oggi sono tutti morti in piedi?”. Confesso che iniziavo già a sentirmi una brutta persona, tipo quegli anziani che predicano a proposito dei loro anni di giovenitade (licenza poetica su questo termine) passati a saltare i fossi per lungo e a pogare in ciabatte infradito. E’ successo pure che nel circle pit di cui parlavo abbia ballato anche Aimone Romizi, il cantante non spagnolo (*) del gruppo, non appagato dai due tuffi dal palco con conseguente casino e delirio della gente sotto che lo teneva a galla.

Pensavo poi che un’ora di concerto fosse troppo poco, alla fine è stato cosi intenso che ho perso completamente la voce, e non penso proprio di essere l’unico tra quelli del pubblico (escludo ovviamente il Aimone. Zio, sinceramente, tienila a freno qualche volta la voce, ti si rovina). In breve, ho ascoltato una band essere all’altezza delle 5/5 stelle di Rollingstone mag, che sebbene nell’ultimo anno abbia perso gran parte delle mia stima ha saputo riconoscere il fuoco della musica in loro. Finalmente.

 – Ciaosiamoifastanimalsandslowkidseveniamodaperugia!!! –

ciaosiamoifastanimalsandslowkidseveniamodaperugia!

Questo è il mantra che apre e chiude le danze di tutti i concerti dei FASK. In questo penso abbiano preso ispirazione dai Tre Allegri Ragazzi Morti con il loro:

“Incredibile spettacolo della vida, l’incredibile spettacolo della muerte”

oppure con,

“la vita è cattiva, ma non l’ho inventata io, il concerto è finito” (**)

Eh già, 5 ragazzi apparentemente teneri e coccolosi, colle barbe morbide, che vengono da Perugia ma che danno fuoco al palco e suonano canzoni che parlano di alienazione giovanile e di amore per la vita. Tutto allo stesso tempo. L’ho visto con i miei occhi e l’ho sentito con le mie orecchie, suonano come stanno vivendo questa avventura: come se non ci fosse un  domani, non per dire a vanvera eh, non c’è proprio modo di dire più azzeccato di questo! E quindi credetegli se vi dicono che magari “non è la felicità ciò che vogliono, ma una strada per raggiungerla”.

I Fast Animals and Slow Kids sono

  • Aimone Romizi – Cantante e percussionista indiavolato. Saltatore casuale e urlatore mai stonato. Gentilissimo agli autografi, pure.
  • Alessandro Guercini – chitarrista solitario e schivo. E’ lui l’uomo degli assoli. Non abbandona mai la sua chitarra, nemmeno per dormire
  • Jacopo Gigliotti – il barba. Lui e quell’altro pestone alla batteria sempre li nel mezzo, a tenere su la baracca con una sezione ritmica da paura.
  • Alessio Mingoli – Pestone paura, suono pulito e da pugile senza paura. Southpaw
  • Daniele Ghiandoni – l’educato del gruppo. Poli-strumentista eclettico e ottima chitarra d’accompagnamento, oltre che seconda voce.

Hanno aperto il concerto i Vanarin e i Botanici. Appena riesco integro l’articolo con commenti su queste clamorose band. Perchè ci hanno messo del loro, davvero.

(*) Non spagnolo perchè secondo il mio socio aveva un accento spagnolo. Quando gliel’ho chiesto mi fa:”ma assolutamente no! Sono di Perugia!!!”. Altra figura de mmm.. che devo archiviare 😀

(**) a cui devi rispondere con un sonoro – VAFFANCULO!!!

link al nuovo video di “Tenera età”, girato proprio in questa occasione!

Giorgio Poi, che scoperta!

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